Fumo di Nichi
La Sinistra è quella solita in versione “Nichi mai che stai a di’?”. Esempio, l’esternazione sull’Ilva del 12 agosto 2012, che fu prontamente pizzicata dalla rubrica di Claudio Cerasa: “Lo sguardo di chi governa deve pesare ciascuno dei beni da tutelare, deve custodire tutte le promesse di futuro, ma soprattutto deve sentire la responsabilità di evitare che vinca il caos, e che l’ardire utopico dei pensieri lunghi si pieghi alla disperazione di un presente immobile, quasi divorato dal suo passato”. L’Ecologia, poca.
21 AGO 20

La Sinistra è quella solita in versione “Nichi mai che stai a di’?”. Esempio, l’esternazione sull’Ilva del 12 agosto 2012, che fu prontamente pizzicata dalla rubrica di Claudio Cerasa: “Lo sguardo di chi governa deve pesare ciascuno dei beni da tutelare, deve custodire tutte le promesse di futuro, ma soprattutto deve sentire la responsabilità di evitare che vinca il caos, e che l’ardire utopico dei pensieri lunghi si pieghi alla disperazione di un presente immobile, quasi divorato dal suo passato”. L’Ecologia, poca.
A parte le rivelazioni odierne sui fondi dirottati dal risanamento del quartiere Tamburi all’informatizzazione giudiziaria, il governatore ha pagato dazio proprio alle ultime politiche dove Sel ha raggranellato il 7 per cento, meno della metà del 15,2 (compresa la Lista per Vendola) delle regionali 2010. Un crollo che ha consentito al Pdl di tornare il primo partito davanti ai Cinque stelle, che soprattutto a Taranto hanno beneficiato proprio dei voti di movimenti ambientalisti come PeaceLink. La Libertà, invece, l’ultimo mito del trinomio “Sel”,quanto basta per attirarsi accuse di reticenza e ambiguità, con un’unica costante: non scontentare mai la magistratura. Del resto in perfetta simmetria con il sindacato di riferimento, la Fiom di Maurizio Landini, che il 27 settembre, mentre gli operai salivano sui tetti della centrale elettrica dell’acciaieria, dell’altoforno 5 e del camino E 312, diffidò gli iscritti dall’aderire a scioperi “contro i magistrati”. Quel giorno Landini organizzò un convegno di delegati nel salone della provincia, dal titolo “Ilva, un nuovo modello di sviluppo”. Talmente accattivante da far dire al segretario nazionale Fim Cisl Marco Bentivogli: “La Fiom ha perso la testa”. Che proprio sulla vicenda Ilva Nichi Vendola si sia giocato le ambizioni di un ruolo nazionale nella sinistra (partecipò alle primarie di coalizione), o almeno di raccordo tra Pd e grillini, sono in molti a dirlo e soprattutto a pensarlo da tempo. Sergio Blasi, segretario dei democratici pugliesi, pure in flessione, parla di “insoddisfazione e urgenza di ripensamento”.
A fare campagna a Taranto, del resto, sono andati solo Beppe Grillo, Anna Finocchiaro (qualche fischio), Massimo D’Alema (indenne) e Angelino Alfano (contestato). Lui, Nichi, no, non si è fatto vivo. Un comportamento così censurato dal Corriere del Mezzogiorno: “Il governatore non ha trascinato la sinistra oltre il cuore pugliese che tradizionalmente batte per il centrodestra”. Una sorta di inazione e, al di là della leggendaria chiacchiera, di afasia, che non è sfuggita ai vecchi leader post comunisti, Fausto Bertinotti in testa, il più duro nelle critiche. Ma neppure Paolo Ferrero gliele ha risparmiate, mentre il Fatto, dopo averlo liquidato come “uno e bino” lo ha così inquadrato: “A Roma è l’icona della sinistra libertaria ed ecologista, il popolare animatore delle ‘fabbriche di Nichi’. A Bari è un Bassolino, un temuto viceré, ‘il signor presidente Vendola’, ieratico, distante, sempre impegnato in giro per il mondo. La sua ossessiva ‘narrazione’ è quella della mediazione”.
A fare campagna a Taranto, del resto, sono andati solo Beppe Grillo, Anna Finocchiaro (qualche fischio), Massimo D’Alema (indenne) e Angelino Alfano (contestato). Lui, Nichi, no, non si è fatto vivo. Un comportamento così censurato dal Corriere del Mezzogiorno: “Il governatore non ha trascinato la sinistra oltre il cuore pugliese che tradizionalmente batte per il centrodestra”. Una sorta di inazione e, al di là della leggendaria chiacchiera, di afasia, che non è sfuggita ai vecchi leader post comunisti, Fausto Bertinotti in testa, il più duro nelle critiche. Ma neppure Paolo Ferrero gliele ha risparmiate, mentre il Fatto, dopo averlo liquidato come “uno e bino” lo ha così inquadrato: “A Roma è l’icona della sinistra libertaria ed ecologista, il popolare animatore delle ‘fabbriche di Nichi’. A Bari è un Bassolino, un temuto viceré, ‘il signor presidente Vendola’, ieratico, distante, sempre impegnato in giro per il mondo. La sua ossessiva ‘narrazione’ è quella della mediazione”.
Ma gira e rigira sempre lì si torna, a quel rapporto con la magistratura che ha da tempo fulminato gran parte della sinistra pugliese. Il fronte giustizialista, di sinistra e di destra, impallinò Vendola per i suoi buoni rapporti con i Riva e con Girolamo Archinà, già capo dei rapporti istituzionali dell’Ilva. Accusato di abuso di ufficio per nomine nella sanità, fu fotografato a una tavolata assieme a Susanna De Felice, il giudice che l’ha assolto il 31 ottobre scorso. Difficile, tra Bari e Taranto, districarsi tra sinistra, pubblici ministeri e giudici. Non è un caso che c’è riuscito, e pure con le sue rogne, solo Michele Emiliano, il potente sindaco di Bari, passato dalla toga alla politica (è anche presidente regionale del Pd), di Vendola alleato e nemico a fasi alterne. Missione evidentemente fallita per Nichi. Pensare che un anno fa il governatore rilanciava il suo immancabile cronoprogramma per la bonifica, con richiesta di altri fondi: “Taranto ha bisogno di impegnare somme non simboliche per quartieri, suoli, falda e mare”. “Tutti si devono inchinare al primato della salute”, ha poi aggiunto di recente di fronte alla Camera dei deputati. Dovendo scegliere, e potendo farlo, a quanto pare alla fine ha deciso diversamente.